San Pio da Pietralcina (1887-1968) aveva una devozione molto speciale, delicata e rispettosa per il suo angelo custode. “Il suo piccolo compagno d’infanzia”, “Angiolino” – come lo chiamava lui – gli dava sempre una mano. Era un amico obbediente, pronto, puntuale che, come un grande santo maestro, esercitava su di lui un costante impulso per il suo progresso nel praticare tutte le virtù. La sua azione perseverante e discreta era la sua guida, il suo consiglio ed il suo aiuto.

Quando riceveva una lettera scritta in francese, era il suo angelo custode che fungeva da interprete: “Se la missione del nostro angelo custode è grandiosa, quella del mio angelo è infinitamente più grande, poiché svolge servizi di traduzione da altre lingue”. L’angelo custode era il suo intimo amico che, al mattino, dopo averlo svegliato, pregava il Signore insieme a lui: “Persino di notte, quando chiudo gli occhi, lo vedo sollevare il velo, e il paradiso si apre di fronte a me; sospeso in questa visione, dormo con un dolce sorriso di beatitudine sulle labbra e con la fronte aperta in una pace perfetta, aspettando che il mio piccolo amico d’infanzia venga e mi svegli al mattino presto, così insieme innalziamo preghiere per la delizia dei nostri cuori”.

Durante gli attacchi del maligno, il suo angelo custode, l’amico invisibile, era quello che alleviava le sue sofferenze: “il mio caro giovane amico cerca di abbattere il dolore, causato dagli immondi apostati, cullando il mio spirito nella valle della speranza”. Quando l’angelo non interveniva con sufficiente sollecitudine, Padre Pio, confidenzialmente, sapeva come rispondergli con una fraterna ramanzina: “Non ti racconterò quindi in quale maniera mi colpiscono, quei dannati. A volte sento di essere vicino alla morte. Sabato, ho creduto che volessero davvero porre fine ai miei giorni; non sapevo più a quale santo rivolgermi; mi sono rivolto al mio angelo che, dopo avermi fatto aspettare un po’, alla fine si è mostrato, volando intorno a me e cantando inni alla Maestà divina con la sua angelica voce. L’ho sgridato duramente per avermi fatto aspettare così a lungo, visto che lo avevo chiamato in mio aiuto. Per punirlo, non volevo guardarlo in faccia, bensì mantenere le distanze, correre via e nascondermi da lui. Ma egli, povero compagno, si è avvicinato, quasi piangendo. Mi ha afferrato cosicché, alzando lo sguardo, ho potuto vederlo in viso e trovarlo completamente afflitto” “…Sono sempre vicino a te, mio amato giovane, mi ha detto, mi aggiro costantemente intorno a te, il mio affetto per te non si estinguerà nemmeno con la tua morte”.

Ana Katharina Emmerich

Nata in Flamschen, nel 1774, in una famiglia di contadini, entrò in un convento di agostiniane nel 1802, e poi, dopo che il convento fu chiuso da Napoleone, visse presso una vedova. Fin dalla giovane età era guidata dal suo angelo custode (della cui costante presenza era totalmente cosciente), che le dava quotidianamente dei suggerimenti necessari per la sua vita. Ana Katharina diceva: “Il mio angelo mi chiama e mi conduce in luoghi differenti. Viaggio con lui… una volta mi ha portato dalla regina di Francia (Maria Antonietta) in prigione. Quando prego per altri e lui non si trova vicino a me, lo chiamo per mandarlo dagli altri angeli. Spesso, quando è vicino a me, gli chiedo di andare in un certo posto e lo guardo mentre lo fa. Il mio angelo mi guida nel pregare per le anime di coloro che soffrono, e molte volte lo mando dagli angeli custodi di quelle persone. Mi prepara, attraverso certe visioni simboliche, alla sofferenza delle persone vicine o lontane per aver il tempo di pregare per la loro consolazione. Ricevo precisi consigli su come comportarmi con certe persone con cui entro in contatto. In questo modo so cosa dir loro oppure come evitarle. Se è richiesto dalle condizioni, il mio angelo mi suggerisce quali parole usare per le mie espressioni.

Il mio angelo custode cammina sempre accanto a me, e anche se le forze oscure a volte mi assalgono e mi attaccano mentre mi trovo nella mia stanza, non mi possono ferire gravemente perché ricevo sempre aiuto”.

Gemma Galgani

Nata nel 1878 vicino Lucca. La presenza degli angeli nella sua vita è quasi continua; essi l’hanno circondata con attenzione e a volte agito in modo visibile.

Qui ci sono alcune annotazioni da lei scritte nel suo diario spirituale:

“Il mio angelo custode non mi lascia mai… non si stacca da me nemmeno per un minuto; se gli devo parlare, se devo pregare o fare qualsiasi altra cosa, me lo dimostra.”

“Il mio angelo custode non mi lascia mai, nonostante le mie debolezze e mancanze persino in sua presenza!”

“Il mio angelo custode non cessa mai di proteggermi, di insegnarmi e di darmi saggi consigli. Molte volte, durante il giorno, si mostra e mi parla.(…). Il mio angelo custode non mi abbandona, mi dà forza, e devo dire che domenica non avevo fame ma lui mi ha forzato a mangiare, e ha fatto lo stesso anche al mattina. Ogni sera non si dimentica di benedirmi, ma anche di punirmi e di alzare la voce con me.”

“Il mio angelo mi ha dato da bere alcune gocce di un liquido bianco in un bicchiere d’oro, dicendomi che si trattava di una medicina che il dottore in paradiso usa per guarire i malati.”

“Il mio angelo custode ha iniziato ad essere il mio insegnante e la mia guida: mi sgrida ogni volta che sbaglio, mi insegna a parlare di meno e solo quando è opportuno. Una volta, quando gli uomini di casa stavano parlando di una persona, e non esattamente in termini buoni, volevo intervenire ma il mio angelo, forte e bello, mi ha rimproverato. Altre volte diceva: “se non sei di cuore buono, non ti apparirò più”. Molte volte mi ha insegnato a comportarmi in presenza di Dio: “per adorarlo nella sua infinita benevolenza, nella sua infinita grandiosità, nella sua compassione e in tutti i suoi attributi.”

Gemma vedeva tutte le forme in modo sensitivo, i gesti, le espressioni che caratterizzavano la presenza del suo angelo. Madre Agnese ricorda: “Un giorno venne da sola al monastero, la ricevetti ma mi disse che non era sola, bensì con il suo angelo custode. “Dove lo hai lasciato?” le chiesi allora. Rispose: “Alla porta”. Quindi le chiesi: “Perché non gli dici di entrare?”. Allora Gemma aprì la porta e con un gesto della mano lo invitò, e poi me lo indicò, ma non vidi nulla. Le chiesi allora come l’angelo le appariva, rispose: “Sopra la mia testa con le ali spiegate”.

Edouard Lamy Abbot

Nacque nel 1853, nella regione del Langres e morì nel 1931. Ebbe molte visioni della Vergine Maria e una protezione speciale dagli angeli.

Maggiormente degno di nota fu il fatto che padre Lamy avesse una relazione intima ed una speciale familiarità con gli angeli. I suoi amici lo vedevano parlare con esseri invisibili e a volte udivano persino le voci con cui parlava. Biver Count, dottore in scienze, una persona molto obiettiva, riporta il seguente episodio del 19 novembre 1924:

“Quella sera, il conte e padre Lamy, suo ospite, si erano appena ritirati nelle loro stanze per dormire. Il conte spiegò: “alle ore 22 ero nel mio letto e spensi la luce. In pochi minuti, attraverso le due porte, udii un’animata conversazione nella stanza del vecchio prete. Nel silenzio totale della notte, si potevano distinguere chiaramente tre voci. E tuttavia, quando lo avevo lasciato sulla soglia della sua camera, era completamente vuota. Sebbene facesse freddo, mi sedetti sul letto per ascoltare bene. Udii certe sillabe ma non riuscii a comprendere nulla di ciò che i due sconosciuti dicevano, mentre il mio ospite si esprimeva ad alta voce. Parlavano tutti in francese. La mattina, intorno alle cinque, mentre stava uscendo per recarsi in chiesa, gli domandai: “Padre, la notte scorsa, dopo che mi avete augurato la buona notte, vi ho sentito parlare, ed ho udito anche altre voci… erano angeli custodi?”. Lui mi sorrise e disse: “potrebbe essere, sono consolazioni notturne”. Durante il giorno, il mio ospite rispose alle domande che gli rivolsi di nuovo, dicendomi che avevo udito le voci del sant’ Arcangelo Gabriele e del suo angelo custode, ma di non parlarne con nessuno.”

San Bernardo

Bernard de Clairvaux conosciuto come san Bernardo (1090-1153) fu dapprima conte di Chatillon e poi monaco. Il 18 maggio del 1113, Bernard entrò nell’ordine dei cistercensi. Se, al momento del suo ingresso, l’ordine non superava l’anonimato, nei secoli successivi divenne per molto tempo, grazie a questa giovane personalità della nobiltà borgogna, uno dei più importanti ed influenti ordini monastici cattolici. “Amiamo gli angeli che sono le nostre guide e i nostri insegnanti, rappresentati e mandatici da nostro Padre.

Inchiniamoci davvero, siamo figli di Dio. Siamo così, anche se non lo comprendiamo chiaramente, perché siamo ancora dei bambini. Ma anche se siamo ancora dei bambini e ci rimane ancora da trascorrere questa via lunga e pericolosa, perché dovremmo avere paura con protettori così grandiosi? Essi non possono essere sconfitti, né ingannati, e ci custodiscono in tutti i “nostri cammini”. Sono fedeli, prudenti e potenti. Allora perché dovremmo preoccuparci? Dobbiamo semplicemente seguirli, per essere vicini a loro, e questo rimarrà sotto la protezione di Dio”.

Emanuel Swedenborg

Emanuel Swedenberg (29 gennaio 1688–29 marzo 1772), scienziato svedese e specialista in metallurgia, eccelleva come ingegnere minerario, militare, astronomo, medico, zoologo, anatomista, economista e deputato: era una vera enciclopedia. Studiò anche teologia e gli si prospettava una brillante carriera. Era figlio di un vescovo protestante, e fin dall’infanzia aveva un’inclinazione spontanea per l’introspezione e le esperienze religiose. Laureato in filosofia all’età di soli 21 anni, Swedenborg viaggiò in tutta Europa per incontrare le celebrità scientifiche del suo tempo. Al ritorno in Svezia nel 1714, la sua conoscenza universale e le sue coraggiose teorie scientifiche, che lo descrivono oggi come un genio precursore, gli portarono fama ed onori.

Nel 1743 scrisse: “il Signore mi ha mostrato e dato il potere di comunicare con gli spiriti e con gli angeli”. Da quel momento, Swedenborg abbandonò le scienze e si consacrò a descrivere il mondo spirituale che progressivamente gli si rivelava. Realizzò ciò con molta precisione, grazie alla sua educazione scientifica.

Jacob Loerber

Nacque il 22 luglio 1800; figlio di contadini di Kanischa-Jahring, vicino Marburg, nella Stiria del Sud. Studiò nella scuola di Marburg e, fin da quegli anni, divenne un organista di talento alla scuola cattolica. Continuò i suoi studi per divenire insegnante a Graz, capitale della Stiria, ma più tardi decise di dedicarsi totalmente alla musica. Loerber divenne professore di musica e, grazie ad alcuni concerti, a Graz si fece la reputazione di violinista eccezionale. Nel suo quarantesimo compleanno, gli venne affidato il lavoro di direttore del coro di cappella a Trieste, ma la sua vita stava per prendere un corso completamente differente.

Il 15 marzo 1840, dopo aver realizzato la preghiera mattutina, sentì nel petto, dal suo cuore, una voce che gli disse chiaramente: “Prendi la penna e scrivi!”. Loerber ascoltò quella chiamata misteriosa; afferrò la penna e cominciò a scrivere, parola per parola, cosa gli veniva dettato dalla sua interiorità. Nell’introduzione al suo primo lavoro, “La casa del Signore” (antica storia dell’umanità), le prime parole furono:

“In questo modo il Signore parla a tutti; e ciò è vero, fedele e certo. Chiunque desideri parlarMi dovrebbe venire a me, e Io gli porrò la risposta nel cuore. Ma solo i puri, i cui cuori sono pieni di umiltà, sentiranno il suono della Mia voce…”.

“Riguardo alla voce interiore e al modo in cui la percepisco, non posso dirvi di più di quello che ricevo interiormente – il santo scrisse di Dio – che sento nella zona del cuore, come un pensiero molto chiaro, luminoso e puro, espresso con le parole. Nessuna delle persone che mi circondano può sentire questa voce, ma sappiate che per me questa voce benedetta risuona più luminosa e più chiara di qualsiasi altro suono.”

Fonte: YogaEsoteric.net